I Daviso di Charvensod, famiglia nobiliare originaria della
Valle d’Aosta, ebbero un ruolo rilevante a Pinerolo alla fine del XIX Secolo.
Il barone Ernesto Daviso di Charvensod fu infatti, per alcuni anni, procuratore
del Re in città, coltivandovi numerose amicizie. E così, quando nel 1887
convolò a nozze con Antonietta Valfrè di Bonzo, l’ingegner Stefano Cambiano
realizzò una pergamena artistica per festeggiarli, su incarico «di parecchi
giovani signori pinerolesi» (come testimonia La Lanterna pinerolese del 19 febbraio 1887): un «finissimo e
pregevole lavoro in miniatura» che fu esposto per alcuni giorni nella vetrina
del confettiere Vincenti.
Dall’unione di Ernesto e Antonietta nacquero cinque figli,
tra cui Carlo, che venne alla luce proprio a Pinerolo il 22 settembre 1890. E
la storia di oggi è dedicata a lui.
Formatosi all’Accademia navale di Livorno, partecipò alla
guerra italo-turca (di Libia) tra il 1911 e il 1912 come guardiamarina
sull’incrociatore Marco Polo. In
seguito, con la stessa unità, fu inviato a Shanghai, in Cina, dove rimase fino
allo scoppio della Grande guerra. Ormai tenente di vascello, prese parte alle
operazioni belliche sul cacciatorpediniere Giuseppe
Cesare Abba e sull’esploratore Marsala.
Affascinato dall’aviazione, dal 1917 divenne pilota di idrovolante, meritando
una medaglia d’argento e una di bronzo. In quell’epoca era legato a Cumiana e
infatti le cronache del paese riportano le sue gesta eroiche: «Il barone Daviso
Charvensod, tenete aviatore, decorato con medaglia d’argento per avere
distrutto in combattimento un aeroplano austriaco, caduto in mare da 200 metri
col pilota ferito, riuscì a liberarsi dell’idroplano e ricuperare il cadavere
del pilota morto nella caduta. Onore ai prodi!».
Dall’aprile 1918, Daviso di Charvensod comandò la 256ª
squadriglia.
Nel periodo tra le due guerre fu capitano di corvetta, poi
di fregata e di vascello. Nel 1937-38 fu in Eritrea, a Massaua, con l’incarico
di comandante superiore navale in Africa Orientale Italiana. Nel 1939 prese
parte all’invasione dell’Albania, venendo decorato con la croce di guerra al
valore militare. Nel 1941 assunse il comando della zona militare marittima
delle isole dell’Egeo, con base a Rodi. Qui fu sorpreso dall’armistizio dell’8
settembre 1943: pur privo di indicazioni, come gran parte dei vertici militari
italiani, decise di resistere alla Wehrmacht, poi fu costretto alla resa: catturato
dai tedeschi, fu prigioniero a Skoki, in Polonia, per oltre un anno, fino
all’arrivo delle truppe sovietiche.
Lasciò il servizio nel 1947, anche se nel 1971 fu promosso ammiraglio di divisione a titolo onorifico. Morì a Fossano, città dove la famiglia dà il nome a uno splendido palazzo, il 9 febbraio 1975.
La Lanterna pinerolese
del 19 febbraio 1887, La Lanterna pinerolese
del 21 settembre 1917, Roberto Gentili e Paolo Varriale, I Reparti dell’aviazione italiana nella
Grande guerra, Ufficio storico dell’Aviazione militare, 1999; Paolo
Alberini e Franco Prosperini, Uomini
della Marina, 1861-1946. Ufficio storico della Marina militare, 2015.
Immagine: Carlo
Daviso di Charvensod e il trafiletto de La
Lanterna pinerolese del 21 settembre 1917.